Gay & Bisex
Il gluteo stirato
09.12.2025 |
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"Carlo sentiva la sua testa pulsare, il sangue che gli affluiva al pene, rendendolo ancora più duro..."
Il sudore gli colava lungo la schiena, un rivolo salato che gli pizzicava la pelle mentre l'aria fredda lo colpiva. Carlo, trentotto anni, si era spinto oltre, come sempre, nella sua corsa. Voleva sentire i muscoli bruciare, il cuore pompare, il corpo vivo. Ma questa volta, qualcosa si era spezzato. Un lampo di dolore acuto, una fitta lancinante che gli aveva attraversato il gluteo destro, bloccandogli il passo, trasformando la corsa in un goffo strascico. Aveva ignorato i segnali, il leggero fastidio iniziale, la sensazione di tensione. Aveva spinto. E ora, ogni passo era un’agonia.Tornato a casa, si era trascinato fino al divano, massaggiando la zona dolente con dita incerte. Il muscolo era duro, teso, un nodo di sofferenza che non accennava a sciogliersi. Non era la prima volta che si infortunava, ma quella fitta era diversa, più profonda, più insistente. Era uno stiramento, ne era certo. Non poteva permettersi di rimanere fermo, non con il suo lavoro, non con la sua routine. Aveva bisogno di una soluzione, e subito.
Il portatile si accese con un lieve ronzio, la luce bluastra che gli illuminava il viso teso. "Osteopata Roma", digitò nella barra di ricerca. Scorse i risultati, nomi e volti che sfilavano sullo schermo. Cliccò su un link, poi un altro, cercando qualcosa che gli ispirasse fiducia, o almeno vicinanza. Trovò un nome, Piero, e un indirizzo a pochi isolati da casa sua. La foto mostrava un ragazzo giovane, i capelli scuri, un sorriso rassicurante. Decise.
Compose il numero, il telefono che gli vibrava in mano. Un tono, poi due, e una voce calda rispose.
"Studio Osteopatico, buongiorno."
"Buongiorno," Carlo si schiarì la gola, il dolore che gli rendeva difficile persino parlare normalmente. "Sono Carlo Bianchi. Ho un problema al gluteo, credo uno stiramento. Avrei bisogno di un appuntamento il prima possibile."
"Capisco," la voce di Piero era calma, professionale. "Vediamo... il primo posto disponibile è lunedì prossimo, alle tre del pomeriggio."
Lunedì prossimo? Era mercoledì. Quattro giorni di questo tormento? Impossibile.
"Lunedì?" La sua voce si fece più acuta, la disperazione che affiorava. "Non è che ci sia qualcosa prima? Il dolore è... piuttosto forte. Non riesco quasi a camminare."
Un breve silenzio dall'altra parte. Carlo sentì un fruscio di carte, un leggero clic di tastiera.
"Mmmh," Piero ponderò. "Ho un paziente che ha disdetto domani sera. Alle 19:30. È l'ultimo appuntamento della giornata, di solito non lo do, ma vista l'urgenza..."
"Sì! Sì, perfetto!" Carlo quasi gridò, la speranza che lo pervadeva. "Domani sera va benissimo. Grazie, grazie mille."
"D'accordo, signor Bianchi. Ci vediamo domani alle 19:30. Lo studio si trova in Via del Corso, 123. Ha bisogno di indicazioni?"
"No, no, sono vicino. Conosco la zona. A domani, allora."
Chiuse la chiamata, un sospiro di sollievo che gli sfuggì dalle labbra. Un giorno di dolore in più, ma poi la soluzione. Forse.
Il giorno dopo, il dolore non era diminuito. Ogni movimento era una sfida, ogni passo una fitta che gli toglieva il fiato. Si vestì con cura, scegliendo dei pantaloni morbidi che non stringessero, una maglietta comoda. Si guardò allo specchio, la barba di un giorno che gli incorniciava il viso, gli occhi stanchi ma determinati.
Arrivò allo studio con qualche minuto di anticipo. Il palazzo era antico, elegante, con un portone in legno massiccio. Salì le scale, il passo lento e cauto, fino al terzo piano. La porta dello studio era di un blu scuro, una targa in ottone lucido con su inciso "Dott. Piero Rossi - Osteopata".
Aprì la porta. Una piccola sala d'aspetto, illuminata da una luce soffusa. Due poltrone in velluto, una pila di riviste su un tavolino basso. Era vuota. Si sedette su una delle poltrone, cercando di trovare una posizione che alleviasse la pressione sul gluteo. Ogni minuto sembrava un'eternità.
Dopo un po', una porta si aprì. Un uomo sulla cinquantina uscì, si sistemò la camicia, un sorriso disteso sul viso. Sembrava più leggero, più rilassato. Carlo lo osservò con un barlume di invidia.
"Signor Bianchi?"
La voce era quella di Piero. Carlo alzò lo sguardo. Il ragazzo era più giovane di quanto si aspettasse dalla foto, forse ventinove anni. Aveva un fisico asciutto, tonico, e un sorriso amichevole che gli incorniciava gli occhi scuri. I capelli erano corti, sbarazzini.
"Sì, sono io." Carlo si alzò, un gemito inudibile che gli sfuggì mentre il muscolo protestava.
"Venga pure," Piero fece un cenno verso la porta da cui era uscito l'altro paziente.
Carlo lo seguì, zoppicando leggermente. Lo studio era pulito, ordinato, con un lettino da visita al centro, un lavandino in un angolo, e una scrivania con un computer. L'aria era neutra, con un leggero sentore di disinfettante e qualcosa di erbaceo, forse un olio essenziale.
"Si sieda pure qui," Piero indicò una sedia di fronte alla scrivania.
Carlo si accomodò, cercando di non sollecitare il gluteo. Piero si sedette di fronte a lui, prendendo una cartella clinica.
"Allora, mi racconti cosa è successo."
Carlo spiegò, i dettagli della corsa, la fitta improvvisa, il dolore persistente.
"Stavo correndo, come faccio sempre," iniziò. "Senza riscaldamento, lo ammetto. Una stupidaggine, lo so. E all'improvviso, una fitta acuta qui," indicò il gluteo destro con un dito. "Non è passata. È da ieri sera che mi tormenta."
Piero annuì, ascoltando con attenzione, i suoi occhi scuri fissi su Carlo.
"Senza riscaldamento, eh?" Un leggero rimprovero nella sua voce, ma senza giudizio. "Capita. Ha provato a mettere del ghiaccio? O qualche crema?"
"Sì, ho provato di tutto. Ghiaccio, un paio di creme antinfiammatorie. Nulla. Il dolore è costante, e ogni volta che cerco di muovere la gamba, o di sedermi in un certo modo, è un inferno."
"Capisco. Ha avuto infortuni simili in passato?"
"Qualche contrattura, sì, ma mai così forte. Mai ai glutei."
Piero prese nota sulla cartella. "Ha altre patologie? Allergie? Assume farmaci?"
Carlo rispose alle domande, le sue risposte brevi, precise. Ogni parola sembrava un piccolo sforzo.
"Bene," Piero richiuse la cartella. "Adesso, se non le dispiace, le chiedo di spogliarsi. Rimanga solo in intimo, per favore. Così posso valutare bene la postura e la zona interessata."
Carlo annuì. Si alzò, il dolore che gli attraversava la schiena. Si tolse la maglietta, poi i pantaloni. Rimase in boxer neri, aderenti, che gli fasciavano i fianchi e le cosce muscolose. Si sentì un po' esposto, ma cercò di non darlo a vedere. Non era abituato a farsi vedere così da un estraneo.
Piero lo osservava, i suoi occhi che scorrevano sul corpo di Carlo. Carlo aveva un fisico scolpito, frutto di anni di allenamento costante. Addominali ben definiti, spalle larghe, braccia forti. La pelle era abbronzata, i muscoli tesi sotto la superficie. Piero non si permise di indugiare troppo a lungo, ma un apprezzamento fugace gli balenò nello sguardo.
"Si stenda pure sul lettino, a pancia in giù," indicò Piero, la voce professionale come sempre.
Carlo si mosse verso il lettino, arrampicandosi con cautela. Si sdraiò, il viso rivolto verso il piccolo cuscino. La stoffa era fresca sotto la sua pelle.
Piero si avvicinò, le sue mani calde che gli si posarono sulla schiena. Cominciò a palpare, le dita che scorrevano sulla colonna vertebrale, sui muscoli lombari. Ogni tocco era deciso, esperto. Carlo sentiva la tensione accumulata che sembrava rispondere a quella pressione.
"Sento molta tensione qui," mormorò Piero, le dita che si spostavano verso i glutei. "Il muscolo è molto contratto."
Le dita di Piero si posarono sul gluteo destro, proprio dove il dolore era più intenso. Una pressione profonda, mirata. Carlo gemette, un suono soffocato che gli sfuggì.
"Ah! Lì..."
"Sì, è proprio qui," Piero confermò, la sua voce calma, rassicurante. "È uno stiramento del grande gluteo. Non è grave, ma è molto infiammato."
Continuò a palpare, a premere, a massaggiare con movimenti circolari. Le sue mani erano incredibilmente forti, ma anche sensibili. Carlo sentiva il muscolo che protestava, ma anche una strana sensazione di rilascio, come se la pressione di Piero stesse sciogliendo i nodi.
"Adesso farò delle manovre per cercare di decontrarre il muscolo," spiegò Piero. "Potrebbe fare un po' male, ma è necessario."
Carlo annuì, il viso schiacciato contro il cuscino. Sentiva le dita di Piero che si muovevano con più energia, che affondavano più in profondità. Il dolore era intenso, ma sopportabile. Era un dolore buono, quello che precede il sollievo.
"Sento che il boxer mi ostacola un po'," disse Piero dopo qualche minuto, la sua voce leggermente tesa per lo sforzo. "Potrebbe abbassarmeli un po'? Mi serve più spazio per lavorare bene il muscolo."
Carlo esitò per un istante. Abbassare i boxer? Era un po' strano, ma in fondo, era un medico. E il dolore era lancinante.
"Glieli posso anche togliere proprio" Carlo rispose sarcasticamente, cercando di sdrammatizzare, la voce un po' soffocata dal cuscino. "Basta che mi fa passare questo inferno."
Un breve silenzio. Poi, Piero rise, un suono basso e piacevole.
"Bene"
Carlo sentì le dita di Piero che afferrava l'elastico dei suoi boxer. Un leggero strattone, e i boxer scesero lungo le sue cosce, poi vennero sfilati del tutto. Carlo si ritrovò completamente nudo sul lettino, a pancia in giù. Sentì un'ondata di imbarazzo, un rossore che gli salì al viso. Non si aspettava una cosa del genere. Ma poi, pensò, è un professionista. Sarà normale, in questi casi, per lavorare meglio. Cercò di convincersi che fosse tutto nella norma, che Piero non ci stesse facendo caso.
Le mani di Piero tornarono sui suoi glutei, ora completamente esposti. Il contatto era più diretto, la pelle nuda contro le sue dita. Carlo sentì un brivido, non di freddo. La sensazione era strana, un misto di disagio e una curiosa eccitazione che gli serpeggiava nelle vene.
Piero lavorò con maggiore intensità, i suoi pollici che affondavano nella carne, le nocche che premevano sui muscoli tesi. Carlo gemeva, stringendo i denti. Il dolore era acuto, ma sotto c'era una sensazione di liberazione, di scioglimento. Le mani di Piero erano calde, forti, e si muovevano con una sicurezza che era quasi ipnotica.
Mentre Piero continuava a massaggiare, a manipolare, Carlo sentì qualcosa risvegliarsi. Una reazione inaspettata, un formicolio che si propagava dal basso ventre. Il suo pene, appoggiato contro il lettino, cominciò a gonfiarsi, a farsi turgido. Un'erezione. La cosa lo colse di sorpresa. L'imbarazzo si fece più intenso, un calore che gli saliva lungo la schiena. Era a pancia in giù, per fortuna. Piero non poteva vederlo. O almeno, così sperava.
Piero continuava il suo lavoro, apparentemente ignaro di ciò che stava accadendo sotto il lenzuolo. I suoi movimenti erano precisi, quasi ritmici. Carlo si concentrò sul respiro, cercando di controllare la reazione del suo corpo. Ma era difficile. Le mani di Piero sui suoi glutei, così vicine al suo sesso, stavano scatenando qualcosa.
"Adesso, per un'ultima manovra, avrei bisogno che lei si giri," disse Piero, la sua voce leggermente più vicina. "Si metta a pancia in su, lentamente, mi raccomando."
Carlo sentì il cuore battere più forte. Girarsi? Con quell'erezione? Era impossibile nasconderla. Prese un respiro profondo, cercando di calmarsi. Non c'era altra scelta.
Si mosse con cautela, il corpo nudo che si girava sul lettino. Mentre si voltava, il suo pene turgido si sollevò, completamente visibile. Era un'erezione di tutto rispetto, dura, pulsante, che puntava verso l'alto. Il rossore sul viso di Carlo si fece più intenso. Si sentiva completamente esposto, vulnerabile.
Piero si fermò per un istante. I suoi occhi scuri si posarono sul membro di Carlo, e un sorriso sottile, quasi impercettibile, gli increspò le labbra. Non disse nulla, non fece alcun commento. Semplicemente, lo guardò.
Carlo si sentì bruciare. Era un momento di totale imbarazzo, ma anche di una strana, inattesa eccitazione. Gli occhi di Piero erano intensi, curiosi, e non c'era traccia di giudizio.
Piero si avvicinò di nuovo al lettino. Le sue mani non si mossero più sui glutei, ma risalirono lungo i fianchi di Carlo, le dita che sfioravano la pelle calda. Carlo sentì un brivido.
"Bene," Piero mormorò, la sua voce ora più bassa, quasi un sussurro. "Ora rilassiamo un po' il resto del corpo."
Le sue mani si posarono sul petto di Carlo, i pollici che accarezzavano i pettorali. Poi scesero, lentamente, sul ventre, i muscoli tesi che si contraevano leggermente sotto il tocco. Carlo trattenne il respiro.
Le mani di Piero continuarono la loro discesa, raggiungendo l'inguine. Le dita sfiorarono la base del suo pene, una carezza leggera, quasi accidentale. Ma non era accidentale. Carlo lo sapeva. Sentì il suo membro sussultare, la punta che rilasciava una goccia di liquido trasparente.
Piero non si fermò. Le sue dita si mossero con più intenzione, avvolgendo la base del pene, poi risalendo lungo l'asta. Il tocco era morbido, ma fermo, e Carlo gemette, un suono basso e gutturale.
"Sei molto teso," Piero mormorò, i suoi occhi che incontravano quelli di Carlo. Non c'era più la professionalità distaccata di prima. C'era qualcosa di diverso, di più intimo, di più carnale.
Le dita di Piero accarezzarono il glande, la pelle liscia e sensibile che rispose immediatamente. Carlo sentì un'ondata di piacere che gli attraversava il corpo, un calore che si concentrava nel suo sesso.
Piero si chinò, il suo viso vicino a quello di Carlo. Il suo respiro caldo gli accarezzava la guancia. I suoi occhi erano scuri, profondi, pieni di desiderio. Carlo sentì il proprio cuore battere all'impazzata.
"Posso?" chiese Piero, la sua voce un sussurro rauco, gli occhi fissi su quelli di Carlo, un'implicita domanda che riempiva l'aria.
Carlo non riuscì a parlare. Annuì, una leggera contrazione dei muscoli del collo.
Piero abbassò la testa, la sua lingua calda e umida che si posò sulla punta del glande di Carlo. Un brivido elettrico attraversò il suo corpo. La lingua di Piero era morbida, ma anche decisa, che accarezzava la pelle sensibile, tracciando cerchi concentrici.
Carlo inarcò la schiena, un gemito che gli sfuggì dalle labbra. La sensazione era incredibile, un piacere puro, intenso. La lingua di Piero continuò a lavorare, poi la sua bocca si aprì, avvolgendo il glande, succhiando con delicatezza.
"Oh... ah..." Carlo ansimò, le mani che si strinsero ai bordi del lettino.
Piero succhiò, un suono umido e schioccante che riempiva la stanza. La sua gola era stretta intorno al membro di Carlo, la sua lingua che lo accarezzava, lo stimolava. Carlo sentiva la sua testa pulsare, il sangue che gli affluiva al pene, rendendolo ancora più duro.
Piero tirò fuori il membro dalla sua bocca, un leggero schiocco. I suoi occhi erano brillanti, il desiderio che si rifletteva in essi.
"Mi piaci," disse, la sua voce roca, quasi gutturale. "Mi piaci molto."
Carlo non riuscì a rispondere, troppo preso dalle sensazioni che lo stavano travolgendo.
Piero si alzò, le sue mani che si posarono sui bottoni della sua camicia. Lentamente, con movimenti sensuali, sbottonò la camicia, rivelando un petto muscoloso, peli scuri che gli coprivano la pelle. Poi si sfilò i pantaloni, rivelando un boxer nero, aderente, che gli fasciava i fianchi.
Carlo lo osservò, gli occhi che gli scorrevano sul corpo di Piero. Era un fisico asciutto, tonico, con muscoli ben definiti. Non era massiccio come il suo, ma era scolpito, agile.
Piero si tolse anche i boxer, rivelando un pene eretto, di dimensioni generose, la cui punta era umida di pre-eiaculato. Era scuro, venoso, e pulsava leggermente. Carlo sentì un'altra ondata di eccitazione.
Piero si girò, mostrando a Carlo il suo sedere. Era sodo, arrotondato, con una piccola fossetta alla base della schiena. L'ano era stretto, invitante, un piccolo bottone rosa che sembrava aspettare.
"Mi vuoi?" Piero chiese, la sua voce bassa, quasi un sussurro. "Mi vuoi dentro di te?"
Carlo non esitò. "Sì," disse, la sua voce roca, quasi irriconoscibile. "Sì, ti voglio."
Piero si avvicinò al lettino, si inginocchiò di fronte a Carlo. Il suo sguardo era intenso, invitante.
"Bene," disse. "Allora vieni a prendermi."
Carlo si mosse, il suo corpo che rispondeva al desiderio. Scivolò dal lettino, i piedi che toccarono il pavimento freddo. Si inginocchiò di fronte a Piero, il suo pene eretto che sfiorava la coscia dell'altro uomo.
Piero si appoggiò al lettino, le mani che si posarono sul bordo. Si piegò leggermente in avanti, offrendo il suo sedere a Carlo.
Carlo si avvicinò, il suo pene che premeva contro le natiche sode di Piero. Sentì il calore della pelle, il leggero profumo di sudore e qualcosa di più intimo, di più maschile.
Con una mano, Carlo afferrò le natiche di Piero, stringendole. Con l'altra, prese il suo pene, guidandolo verso l'apertura. La punta del suo membro premette contro l'ano stretto di Piero. Carlo sentì un brivido.
"Piano," Piero mormorò, la sua voce tesa, ma non di dolore. "Prendimi con calma."
Carlo obbedì. Prese un respiro profondo, poi spinse lentamente. La punta del suo pene scivolò nell'apertura, un leggero attrito, una sensazione di calore e umidità. Piero gemette, una contrazione involontaria dei muscoli anali.
Carlo spinse ancora, un centimetro alla volta. Sentiva la resistenza, la strettezza del canale, ma anche la sensazione di essere accolto, di farsi strada. Il suo pene era duro, pulsante, e la sensazione di penetrare Piero era incredibile.
"Ah... sì..." Piero ansimò, le sue mani che si strinsero al lettino.
Carlo continuò a spingere, lentamente, con decisione. Il suo pene scivolò più in profondità, superando la resistenza iniziale. Sentì l'anello muscolare che si apriva, che lo accoglieva. Un gemito di piacere gli sfuggì.
Finalmente, il suo pene era completamente dentro Piero. Era una sensazione di pienezza, di calore, di totale unione. Carlo sentì il proprio corpo vibrare.
Piero era rigido, il suo corpo teso, ma i suoi gemiti erano di piacere. "Muoviti," sussurrò, la sua voce roca. "Muoviti in me."
Carlo obbedì. Cominciò a muoversi, spingendo in avanti, poi tirando indietro, con un ritmo lento e sensuale. Ogni spinta era profonda, ogni estrazione un leggero sfregamento che aumentava il piacere. Il suono del loro corpo che si univa era umido, carnale.
"Ah... ahh..." Piero ansimò, la sua testa che si girava di lato, gli occhi chiusi.
Carlo aumentò il ritmo, spingendo più forte, più velocemente. Sentiva il calore di Piero intorno al suo pene, i muscoli che si stringevano e si rilasciavano con ogni spinta. Il suo pene era una roccia, il piacere che si accumulava, un'onda crescente.
Sentiva le natiche di Piero che gli sbattevano contro i fianchi, il suono della pelle contro la pelle. I loro corpi erano uniti, un'unica massa di desiderio.
"Sì... così... più forte..." Piero ansimò, la sua voce quasi un grido.
Carlo spinse ancora più forte, la sua schiena che si inarcava, i muscoli delle gambe tesi. Sentiva il suo orgasmo avvicinarsi, una sensazione di calore che gli saliva lungo la spina dorsale.
Piero gemeva senza controllo, il suo corpo che tremava sotto le spinte di Carlo. Sentì il suo corpo contrarsi, un orgasmo che lo travolgeva. Un gemito acuto gli sfuggì, e poi il suo corpo si rilassò, le sue natiche che si stringevano intorno al membro di Carlo.
Carlo sentì il proprio orgasmo esplodere, un getto caldo di sperma che si riversava dentro Piero. Un grido di piacere gli sfuggì, e poi il suo corpo si rilassò, le gambe che gli tremavano.
Rimasero uniti per un momento, i loro corpi che si muovevano leggermente, il respiro affannoso che riempiva la stanza. Carlo sentì il suo pene che si sgonfiava lentamente, ancora all'interno di Piero.
Dopo un po', Carlo si ritirò, un leggero schiocco umido. Piero si raddrizzò, il suo volto arrossato, i capelli spettinati, un sorriso estasiato sulle labbra.
"Wow," Piero mormorò, la sua voce ancora roca. "Questo è stato... inaspettato."
Carlo sorrise, il suo corpo ancora scosso dal piacere. "Già," disse, la sua voce bassa. "Ma non mi lamento."
Piero si girò, prendendo un panno di carta dal lavandino e porgendolo a Carlo. Carlo si pulì, poi Piero fece lo stesso.
Si guardarono, un sorriso complice che si allargava sui loro volti. La tensione era sparita, sostituita da una sensazione di intimità e di appagamento.
"Allora," Piero disse, la sua voce che tornava quasi normale, un leggero scherzo in essa. "Per il gluteo, direi che è stata una terapia d'urto, ma efficace."
Carlo rise, un suono basso e gutturale. "Credo di sì," disse. "Sento già molto meno dolore. O forse sono solo distratto."
Piero si vestì, poi Carlo fece lo stesso, i movimenti più agili di prima. Il dolore al gluteo era ancora lì, una leggera fitta, ma era sopportabile, quasi dimenticato.
"Dovrai tornare per un'altra seduta, per completare il trattamento," Piero disse, mentre Carlo si allacciava i pantaloni. "Ma questa volta, prometto che sarà meno... intenso."
Carlo gli lanciò un'occhiata, un sorriso malizioso. "Non so," disse. "Questa intensità non mi è dispiaciuta affatto."
Piero rise, un suono caldo e invitante. "Bene," disse. "Allora, ci vediamo presto, Carlo."
"Presto," Carlo confermò, il suo sguardo che indugiava su Piero. Lasciò lo studio, il suo corpo leggero, il dolore quasi dimenticato, sostituito da una sensazione di benessere e di un desiderio appagato. La sua corsa serale era finita male, ma la soluzione che aveva trovato era stata decisamente migliore di qualsiasi aspettativa.
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